ARTICOLI
VIVA il cicciripicci (riflessioni sul pettegolezzo e dintorni)!!!
ovvero i nuovi scenari in cui inserire il pettegolezzo
di Flavio Montanari

1. Cosa è il gruppo e cosa non è !
2. All’inizio era… il dilemma del prigioniero…
3. Quando nasce il gruppo: lo sviluppo del grooming…
4. I cinque livelli di socialità e i problemi di datazione
4.1 Fuoco\Coppia: il luogo della rassicurazione; viva il cicciripicci!
4.2 Acqua\Gruppo: il luogo della consapevolezza; l’amore brusco…
4.3 Terra\Istituzione: un territorio pieno di segnaletiche…
4.4 Aria\Bandiere\ Appartenenze: al mio segnale scatenate l’inferno!
4.5 Vuoto\virtuale\Web… Vaghe stelle dell’Orsa...
5. Conclusioni
6. Note bibliografiche

1. COSA È IL GRUPPO E COSA NON È!

Per capire cosa è il gruppo è necessario partire da una definizione. Il problema sembra semplice, ma incontriamo subito diverse difficoltà. Infatti nella lingua parlata si usa la parola gruppo come sinonimo di “insieme di persone”. Proviamo quindi a vedere quanti “insieme di persone” ci sono, o almeno cerchiamo di definirne qualcuno.
Ad esempio quando un insieme di persone condividono finalità (o obiettivi) ed hanno ruoli definiti (o predefiniti), li chiamiamo “organizzazione” o “istituzione”.
Chiamiamo invece squadra un insieme di persone che lavorano per sviluppare la medesima “abilità”, quindi usiamo questo termine sia per definire una squadra sportiva ed includiamo anche ad es. il massaggiatore sportivo o il dirigente della società; oppure chiamiamo “squadra dei pompieri”, se l’abilità che condividono è quella dello spegnimento del fuoco.
Se invece un insieme di persone condivide un “valore” li chiamiamo “Comunità”. Ad es. se il valore è: uscire dalla dipendenza, la denominiamo “Comunità di tossicodipendenti”; se condivide il valore ambientale, la chiamiamo “Comunità verde” o comunità ambientalista, se il valore è religioso, chiamiamo Comunità ecclesiale o comunità parrocchiale.
Chiamiamo invece “compagnia” un insieme di persone che condividono tempo libero e divertimento e in particolare persone che si sono scelte per simpatia e\o interessi in comune.
Poi vi sono le famiglie, cioè persone che hanno legami di sangue o di parentela o di affinità parentale (anche per legge come gli affidamenti), spesso condividono un’affettività ancestrale.
Infine abbiamo, in particolare fra gli adolescenti e i giovani, i “branchi”, condividono cioè un’appartenenza emotiva, e Bion li descriveva attraverso gli assunti di base cioè i comportamenti prevalenti: attacco e fuga, dipendenza, accoppiamento.
Immaginiamoci ora, in un Power Point, che ciascuna di queste categorie di insieme di persone sia raffigurato da un cerchio colorato in modo specifico, ma in trasparenza; questi cerchi si sovrappongono in gran parte, ma parzialmente ricopriranno un’area specifica, infatti ogni insieme di persone pur avendo una specificità (motivo per cui li denominiamo in modo specifico) hanno anche molte funzioni in comune.
Ad es. una comunità terapeutica pur condividendo un valore, avrà anche una struttura organizzativa definita per obiettivi e ruoli dati, oppure l’affettività può esistere sia nella compagnia che nella famiglia, a sua volta anche la famiglia può avere tratti organizzativi, come obiettivo ed ancora di più ruoli, etc.
Ora tutti questi sono esempi di cosa non è un gruppo.
Nella ricerca scientifica il problema delle nuove definizioni rimane sempre una’incognita almeno finché la comunità scientifica non le ha accettate.
Nella letteratura sui gruppi vengono fornite diverse definizioni, molte delle quali sono assolutamente vaghe, ad esempio spesso si dice che il gruppo è un insieme di persone che si relazionano fra loro. Per la Pragmatica della comunicazione umana (1971) relazione e comunicazione sono, in modo esplicito, assolutamente sinonimi in quanto il primo assioma della comunicazione è “Non si può non comunicare” intendendo per comunicazione non solo quella verbale (che in genere veicola solo il 20% delle informazioni), ma anche quella degli occhi, che ne veicola il 50% e quella del corpo che ne trasmette e ne riceve il 30%.
Possiamo quindi immaginare che un insieme di persone che si rapportano fra loro fino ad un certo punto sono semplicemente un aggregato di persone che, come abbiamo visto, può essere denominato in vari modi e da un certo punto in avanti invece possono diventare o essere gruppo.
Facciamo un esempio. E’ capitato certamente a ciascuno di noi di aprire casualmente una porta e abbiamo osservato i presenti per alcuni istanti per verificare se era la stanza in cui dovevamo entrare; in questa breve sosta abbiamo scrutato i presenti e ci siamo fatti un’opinione se quell’insieme di persone era un gruppo oppure no; questa sottile percezione, che peraltro è quasi infallibile, è data sicuramente da un’infinità di informazioni che abbiamo raccolto, ma ciò che ci fa esprimere la nostra opinione deriva da come quelle persone comunicano fra loro, dai loro occhi, dalle loro posture, da come si parlano e da come si ascoltano. Questo significa che noi quasi istintivamente percepiamo una linea di confine fra un gruppo e un non-gruppo, questa linea di confine è data dalla comunicazione che scorre.
Ma ora, nel nostro PowerPoint, inseriamo un altro cerchio colorato ad es. di arancione, e vediamo che in gran parte si sovrappone a diversi altri cerchi di colorazione diversa, producendo delle tinte composte, ma in parte ricopre un’area sua propria che sarà di colore arancione. La definizione quindi di “Gruppo” dovrà semplicemente descrivere l’area propriamente arancione (e non ripetere definizioni già utilizzate).
Pertanto noi pensiamo che si possa definire “Gruppo” un insieme di persone che comunica tramite i punti di forza e i punti di debolezza, in altre parole: il gruppo è una struttura di comunicazione, il gruppo tende a fare emergere le risorse individuali e di gruppo, cioè il gruppo è attento a riconoscere i punti di forza e i punti di debolezza di ciascuno.
Le implicazioni pratiche e teoriche di questa definizione, apparentemente semplice, sono molteplici e per certi versi ancora da sistematizzare.
Ciò significa che il gruppo, senza una struttura logica-razionale che lo precede, non è nulla oppure è qualcosa di indefinito e troppo generico cioè un insieme o aggregato di persone.
Nella letteratura sui gruppi vengono fornite diverse definizioni, molte delle quali sono assolutamente vaghe, ad esempio spesso si dice che il gruppo è un insieme di persone che si relazionano fra loro.
Per essere gruppo occorre farsi conoscere tramite i propri punti di forza e di debolezza ed è necessario avere una sorta di occhiali per vedere (conoscere, osservare, comunicare, etc.) gli altri tramite i punti di forza e i punti di debolezza, cioè non è casuale il modo di interagire con gli altri.
Le caratteristiche imprescindibili dei gruppi (come di altri insieme di persone) è che sono sempre di transizione (cioè cominciano e finiscono sempre un tempo ben preciso) e che sono composte da persone che non si sono scelte. Queste caratteristiche sono opposte a quegli insiemi di persone che utilizzano una comunicazione duale cioè coppia, famiglia e amici ( che invece si scelgono attraverso un investimento emotivo che è per sempre).
Il gruppo pertanto è il territorio di una comunicazione consapevole, mentre la comunicazione duale viene sviluppata tramite un meccanismo automatico di simpatia e antipatia (perché la rivolgo a persone che scelgo io), quella di gruppo deve mettere sullo sfondo questi automatismi e in primo piano i punti di forza e i punti di debolezza (propri e degli altri). Ciò significa avere una capacità di astrazione e di elaborazione; questa consapevolezza non è data ai bambini (almeno fino all’adolescenza) e non è data in natura.

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2. All’inizio era… il dilemma del prigioniero….

In natura pertanto non esistono gruppi, ma vari insiemi di animali che distinguiamo in base a certi criteri.
Vi sono “stormi” se parliamo di uccelli, mandrie se parliamo di quadrupedi, sciami se sono insetti, greggi se sono ovini, etc. Le strategie per cui gli animali si raggruppano sono orientate a risolvere problemi pratici per difendersi, per predare, per spostarsi e occupare nuovi territori. Le api, le veste le formiche e le termiti sono un caso a parte che somigliano in Star Trek ai Borg. I Borg sono una forma di vita evoluta ( ma sono i veri “cattivi” !) in cui gli individui rinunciano alla loro personalità per il benessere della comunità, è come se raggiungessero la loro individualità a un livello superiore; siamo di fronte ad una sorta di coevoluzione complessa. Una relazione di beneficio reciproco, che chiamiamo simbiosi, la ritroviamo spesso fra membri della stessa specie, ma anche fra specie diverse.
Richard Dawkins, nel famoso “Il gene egoista” ha dimostrato ampiamente che non vi sono strategie altruiste in natura, ma vi è quasi sempre una sorta di calcolo dei geni, che per replicare se stessi, trovano le strategie migliori per sopravvivere e in questo modo tracciano le vie che la selezione naturale imbocca per resistere alle sfide del cambiamento ambientale. “ I buoni – dice Dawkins – sono quelli che aiutano altri membri della propria specie, a proprie spese, a passare i loro geni alla generazione successiva.”. Possiamo denominare questo concetto come “altruismo lungimirante”.
Immagino che i nostri lettori sappiano tutti cos’è “Il dilemma del prigioniero”. Ebbene Dawkins lo utilizza per spiegare molti fenomeni naturali e molti comportamenti animali. Supponiamo che un uccello (chiamiamolo B) abbia un parassita sulla testa (che ovviamente non può levarsi da solo e che a lungo andare potrebbe essere non solo fastidioso ma anche portatore di malattie letali), l’uccello “A” glielo leva, successivamente quando A avrà a sua volta il parassita, cercherà B perché gli restituisca il favore, ma B non gli vuole restituire la buona azione e se ne va. B è un imbroglione, ha preso il beneficio che deriva dall’altruismo di altri individui (in questo caso A), ma non lo ripaga o lo paga in modo insufficiente. Gli imbroglioni se la passano meglio degli altruisti indiscriminati perché ottengono benefici senza pagare costi. Naturalmente non si sta parlando di strategie consce, ma di programmi di comportamento inconsci scritti dai geni. Chiamiamo le due strategie quelle degli ingenui e degli imbroglioni. Ammettiamo però che a lungo andare nasca un’altra categoria quella dei “permalosi”. Dice Dawkins: “ I permalosi spulciano sia estranei che individui che li hanno spulciati in precedenza, tuttavia, se un individuo li inganna, ricordano l’incidente e portano rancore, rifiutandosi di spulciare quell’individuo per il futuro.” E’ abbastanza chiaro che in presenza solo di ingenui e imbroglioni, questi ultimi tenderanno ad avere la meglio – dal punto di vista della sopravvivenza – ma se entrano in gioco anche i permalosi, ben presto gli imbroglioni tenderanno ad estinguersi o meglio continueranno a tramandare i propri geni, ma diventeranno molto rari in quanto esiste solo una piccola probabilità di incontrare due volte lo stesso permaloso. La strategia dei permalosi diventa una strategia evolutiva stabile (ESS), cioè quella che evolutivamente ha più probabilità di successo (neodarwinismo).
Ciò che è interessante nelle simulazioni che Dawkins ha fatto al computer è che all’inizio – quando cioè non esistono ancora i permalosi – sono proprio gli ingenui, che possiamo chiamare anche altruisti, a fare proliferare gli imbroglioni e in questo modo mettevano in pericolo anche i permalosi che nel frattempo erano entrati in scena. Potremmo quindi chiamare i permalosi come egoisti lungimiranti. Qui possono nascere interessanti speculazioni. Ad esempio risulta evidente il vantaggio di vivere in piccoli gruppi relativamente stabili dove tutti si possono conoscere, come fanno ad esempio le scimmie antropomorfe. E’ anche evidente come nell’uomo la memoria a lungo termine e la capacità di riconoscere gli individui sono molto sviluppate. Nella figura A viene visualizzato il dilemma del prigioniero nel gioco degli uccelli che si tolgono i parassiti o le zecche.

   
1° GIOCATORE


G
I
O
C
A
T
O
R
E
COOPERAZIONE
Abbastanza buono
RICOMPENSA
Mi rimuovo le zecche,
ma pago anche il costo
di rimuovere quelle dell’altro
Molto cattivo
MULTA ALL'INGENUO
Mi tengo le zecche,
anche se pago il costo
di rimuovere quelle dell’altro
DEFEZIONE
Molto buono
TENTAZIONE
Mi rimuovo le zecche
e non pago il costo
di rimuovere quelle dell’altro.
Abbastanza cattivo
PUNIZIONE
Mi tengo le zecche,
con la consolazione
di non rimuovere quelle dell’altro.

Figura A: il gioco dell’uccello che rimuove le zecche; i risultati nelle varie situazioni.

2.1 L’EGOISMO LUNGIMIRANTE

A questo punto possiamo introdurre una riflessione sull’egoismo lungimirante. Partiamo sempre dal punto in cui Dawkins ci ha portato dopo lunghe simulazioni al computer. Proviamo ad attribuire un valore ai singoli comportamenti. Ad es. gli altruisti – togliendo le zecche a tutti – pongono le condizioni o creano i presupposti per la loro estinzione e quindi daremo un valore di – 2 al loro comportamento, ma, non si limitano a questo bensì “insegnano” o meglio inviano un messaggio agli egoisti che fanno bene a fare gli egoisti, potremmo quindi attribuire agli altruisti un altro – 2 per il tipo di “pedagogia” che insegnano; complessivamente quindi ottengono un punteggio di – 4. Ora vediamo il punteggio degli egoisti; questi sviluppano un comportamento che permette loro di moltiplicarsi e di crescere quindi avranno un + 2 dal punto di vista comportamentale, ma allo stesso tempo favoriscono la nascita dei “permalosi” che successivamente li danneggerà, quindi dal punto di vista “pedagogico” gli attribuiremo un punteggio di – 2; totalizzando pertanto un punteggio di “0”. Infine proviamo ad attribuire un valore ai permalosi (che noi amiamo definire “egoisti lungimiranti”. Questi adottano un comportamento che li favorisce e attribuiremo loro un punteggio di +2, ma allo stesso tempo insegnano agli altruisti che il loro comportamento è miope e a lungo andare dannoso e agli egoisti che presto la loro miopia si ritorcerà contro di loro, quindi possiamo attribuire loro un altro punteggio di + 2 in pedagogia, totalizzando un + 4.
Riassumiamo queste considerazioni in una tabella:

ALTRUISTI:
-2 in comportamento
-2 in pedagogia

Totale: -4
EGOISTI:
+1 in comportamento
-1 in pedagogia
Totale: 0
EGOISTI LUNGIMIRANTI O PERMALOSI
+2 in comportamento
+2 in pedagogia
Totale: +4

Mi chiedo se questo ragionamento applicato alla natura degli animali, può essere utile anche agli uomini; va chiarito (Come fa Dawkins in “Il fenotipo esteso”) che gli uomini sono dotati non solo di Geni ma anche di “Memi” cioè categorie culturali attraverso cui replicano i saperi (più che di una realtà si tratta quindi di una metafora).
Ad ogni modo il problema dell’altruismo (o meglio “del ritenersi altruisti”) fa sorgere notevoli problemi ad esempio i meccanismi inconsci di proiezione o di fuga o di difesa. Penso che partire, come stratagemma mentale, con una consapevolezza mirata del proprio “egoismo lungimirante” possa servire ad evitare intanto proiezioni pericolose ed, in secondo luogo, una maggiore attenzione alla comunicazione che inviamo agli altri (cioè assumere una mentalità pedagogica che permetta all’altro di capire come sta usando la relazione in cui è implicato).

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3. QUANDO NASCE IL GRUPPO: lo sviluppo del grooming…

Questa lunga digressione sul dilemma del prigioniero in natura ci permette di capire qual è la funzione del gruppo fra gli animali: difesa, attacco, procurarsi cibo, presiedere il proprio territorio di caccia, insomma tutte funzioni indispensabili per la sopravvivenza. Il problema diventa quindi la coesione del gruppo nel senso di affidabilità, gli imbroglioni (cioè chi tende ad avere un vantaggio senza prendersi cura delle conseguenze e quindi delle necessarie restituzioni), questi esistono un po’ dovunque, sappiamo che sono in minoranza perché quando sono in maggioranza tendono ad estinguersi, ma si mimetizzano in varie forme. Un gruppo pertanto deve potere sviluppare un tipo di socialità che permetta agli individui di identificare gli imbroglioni.
Se andiamo a leggere Il Dunbar vediamo in sintesi i punti che sviluppa, utilizzando le sue parole:
“ Il tema centrale ruota intorno a quattro punti chiave:
1) fra i primati, pare che le dimensioni dei gruppi sociali siano limitate dalla grandezza della neocorteccia della specie (cioè più i gruppi sono estesi più è sviluppata la neocorteccia);
2) la grandezza delle reti sociali umane sembra essere limitata per ragioni simili a un valore intorno a 150 individui;
3) il tempo dedicato dai primati alla pulizia sociale della pelle è in relazione diretta alla grandezza dei gruppi, svolgendo un ruolo cruciale nell’assicurarne la coesione;
4) viene proposta la tesi che il linguaggio si sia evoluto fra gli esseri umani per sostituire la pulizia sociale del corpo, giacché il tempo richiesto da questa attività in gruppi grandi come quelli umani sarebbe stato eccessivo. Sostengo perciò che il linguaggio si sarebbe evoluto per colmare questa lacuna, permettendoci di avere più tempo per curare meglio le interazioni sociali.
Il linguaggio svolge questo ruolo in una varietà di modi diversi. Esso ci permette di comunicare con più individui nello stesso tempo; ci permette di scambiarci informazioni sul nostro mondo sociale, in modo da poter seguire ciò che avviene fra i membri della nostra rete sociale (oltre che potere smascherare gli inganni sociali); ci permette di pubblicizzare le nostre qualità in un modo impossibile alle scimmie, compresi i pongidi; e infine - ma non e certo la cosa meno importante - ci permette di produrre gli effetti di rinforzo della pulizia vicendevole della pelle (ossia la liberazione di oppiati nel circolo sanguigno) anche a distanza. Per l’evoluzione del linguaggio si richiedevano vari mutamenti sociali. Alcuni di questi erano fisiologici (la sottrazione ad altri organi dell’energia richiesta per conservare un cervello di grandi dimensioni), altri cognitivi ( la creazione di moduli cerebrali necessari per sostenere una teoria della mente, oltre alla produzione meccanica del linguaggio vocale.”
Durante il grooming, il ritmo cardiaco si abbassa e l’animale è visibilmente rilassato. In effetti se l’operazione va avanti abbastanza a lungo, l’accudito può finire per addormentarsi. La ragione di questo effetto saporifero è che l’operazione sembra notevolmente efficace nello stimolare il cervello a produrre endorfine, gli antidolorifici naturali (o oppioidi) che il cervello produce a suo uso e consumo.
Il linguaggio pertanto viene proposto come uno sviluppo del grooming, in altre parole la possibilità di evolversi viene facilitata dal gruppo sempre più numeroso e questa nuova socialità è resa possibile da meccanismi di coesione sociale, cioè di scambio di informazioni, sempre più rapidi. Lo spulciamento è possibile fino a gruppi che non superano le trenta unità circa (perché richiede tempo ed energia), per un gruppo più numeroso occorre mettere in campo una nuova abilità: il linguaggio.

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4. I CINQUE LIVELLI DI SOCIALITÀ E I PROBLEMI DI DATAZIONE

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Naturalmente con queste premesse gli sviluppi delle cinque culture di Spaltro – al tempo di “Soggettività” (la prima edizione è del 1981) erano solo quattro – si modificano notevolmente. Vediamo di cosa si tratta: Spaltro parla di coppia, di gruppo o micro, di cultura macro o organizzazione, poi di mega. Negli ultimi scritti di Spaltro si accenna ad un quinto livello, quello del virtuale, del Web e di Internet.
A noi piace immaginare cinque cerchi ovali che partono tagliando a metà il primo cerchio che rappresenta il soggetto; in questo modo il soggetto custodisce una parte (la metà) per la comunicazione intrapsichica e l’altra metà per i vari livelli di socializzazione.
Se questi cinque livelli di socialità rappresentano anche cinque modalità comunicative, dobbiamo essere in grado di dire quando sono iniziati ( dato che la comunicazione parlata è nata ad un certo punto della storia evolutiva) o almeno fare delle ipotesi.

4.1 FUOCO\COPPIA: viva il cicciripicci!

Il primo livello è rosso, la coppia ed esprime una comunicazione duale; possiamo anche chiamarlo: Fuoco.
La comunicazione di coppia è sempre esistita, è un passaggio di informazioni che veicola soprattutto con gli occhi e con il corpo, tanto è vero che viene elaborata dal primo cervello (o cervello del serpente); potremmo addirittura datarla a circa un miliardo e mezzo di anni fa, cioè quando è iniziata la vita sessuata sulla terra così come oggi la conosciamo, cioè con la trasmissione di geni o DNA, noi abbiamo, all’interno di ciascuna nostra cellula 23 cromosomi trasmessi dalla madre e 23 cromosomi trasmessi dal padre, quindi 46 “sezioni informative” o geni ( tale struttura la si ritrova in ogni forma di vita terrestre, sia negli elefanti sia nel filo d’erba).
La comunicazione di coppia è caratterizzata dal “ cicciripicci” cioè dal chiacchiericcio o pettegolezzo, potremmo dire che è l’abilità principale per scoprire gli imbroglioni; tale comunicazione è molto importante nell’adolescenza, (dove si acquisisce questa abilità), si struttura tramite i sottogruppi o amicizie particolari. Tale comunicazione, infatti, presenta molti aspetti di somiglianza col grooming. Questa comunicazione è anche gossip e viene utilizzata molto (forse anche in eccesso) dai mass media. Credo che sia una comunicazione che vada rivalutata parchè struttura la nostra intelligenza sociale (o Teoria della mente), naturalmente deve essere contenuta all’interno della coppia e delle amicizie; diventa invece problematica se viene utilizzata nel gruppo e nelle organizzazioni. La questione della comunicazione è sempre quello di essere adeguata al contesto, bisogna cioè capire i tempi e i luoghi affinché la comunicazione sia appropriata. Il problema è che tale comunicazione si configura come il nostro modello prevalente di comunicazione (in quanto appreso sin dall’infanzia) e quindi tendiamo a riproporlo ovunque, in particolare rappresenta una facile via di fuga quando siamo insicuri o ansiosi ( questa situazione si ripropone spesso nei gruppi ).

4.2 ACQUA\GRUPPO: l’amore brusco…

Il secondo livello è arancione, il gruppo ed esprime una comunicazione plurale, possiamo chiamarlo: Acqua.
La comunicazione di gruppo è possibile sia nata circa trentamila anni fa, cioè dopo alcune migliaia di anni, attraverso i quali, il sapiens sapiens diventa la specie unica fra gli ominidi e grande dominatore di tutta la terra. L’intuizione del gruppo è una conquista formidabile, forse la più grande rivoluzione culturale; facciamo un esempio. Gli ominidi precedenti se dovevano fare una battuta di caccia sceglievano 10 uomini forti, cioè costituivano un gruppo attorno all’abilità principale, in questo caso la forza, quindi esprimevano a livello di prestazione o di fitness, un potenziale energetico di 10 ( 10 uomini per un’abilità); quando nasce il gruppo, si cominciò a scegliere 10 uomini con abilità diverse (oltre alla forza, la mira, la velocità, la capacità di seguire le tracce, l’agilità, etc.), quindi il gruppo esprimeva un potenziale energetico di 100 (10 uomini per 10 abilità diverse = 100), moltiplicando anche la possibilità di target\prede diversificate.
Si tratta di una comunicazione consapevole che tende a privilegiare (sia per conoscere gli altri che per farsi conoscere) i punti forza e i punti di debolezza (escludendo quindi la tentazione del giudizio sugli altri). Tale comunicazione permette ad un insieme di persone di creare un clima rilassato e cooperativo e di abbassare i livelli di difesa (fughe, paure e proiezioni) delle persone, sprigionando nuove energie.

4.3 TERRA\ISTITUZIONE: un territorio pieno di segnaletiche…

Il terzo livello è azzurro o blu ed esprime una comunicazione istituzionale e\o organizzativa, dove sono presenti ruoli ed obiettivi definiti, possiamo chiamarlo: Terra.
La comunicazione “istituzionale”, nasce quando il sapiens scopre l’allevamento (delle piante e degli animali), cioè l’agricoltura, quando nascono i primi villaggi di circa 150 persone, con un capo guerriero ed un capo spirituale o sciamano, cioè diecimila anni fa.
Tale comunicazione richiede l’abilità di leggere ruoli ed obiettivi; è una comunicazione che deve fare i conti con i simboli presenti nelle organizzazioni e nelle istituzioni, naturalmente sarà agevolata se vi è la presenza di gruppi cooperativi, mentre diventerà una sorta di territorio di guerriglia se si usano i modelli di comunicazione prevalenti tipici della coppia. In questo contesto assumono una grande importanza i temi del conflitto e della negoziazione.

4.4 ARIA\BANDIERE\ APPARTENENZE: e al mio segnale scatenate l’inferno!

Il quarto livello è grigio, ed esprime una comunicazione “di appartenenza”, vale a dire una comunicazione “di bandiera”, potremmo anche chiamarlo: il primo livello virtuale o Cielo. Si tratta di capire come si sono strutturate le culture.
E’ forse la comunicazione più difficile da datare, (e da capire); si tratta di una comunicazione“di appartenenza” o di “bandiera”, si tratta di una comunicazione in cui il sapiens ha già sviluppato un’elaborata “Teoria della mente”, con grandi capacità di astrazione; vi sono due ipotesi, ambedue con punti di forza e con debolezze, la prima è di Dumbar che fa riferimento ad un’ipotetica prima guerra di religione risalente a circa 30.000 anni fa, quando scompare il Neanderthal, la seconda, verso la quale sono più propenso, è collocabile ai tempi dei Greci e dei Romani, cioè circa 3000 anni fa. Si tratta di un problema complesso.
L’uomo sembra aver bisogno di credere in qualcosa di grande: religioni, ideologie, politica, valori, etc. ma si crede anche in cose strane come il calcio, i musicisti o le rock star oppure ai maghi e alle fattucchiere ( il ricorrere a questi “stregoni” rappresenta la seconda spesa degli italiani dopo i giochi come il “Gratta e vinci” o le lotterie varie). Credo di non esagerare se si parla di un vero e proprio mistero della mente umana. Di sicuro le “appartenenze” scatenano guerre di religioni, genocidi e stragi, ma anche rotture di amicizie e di coppie. Questo livello comunicativo è descritto molto bene da Confucio, che diede molta importanza ai riti e alle liturgie per educare i giovani.

4.5 VUOTO\VIRTUALE\WEB …. Vaghe stelle dell’Orsa….

Il quinto livello è azzurrognolo (fra il grigio perla e l’azzurro) ed esprime una comunicazione virtuale, cioè vaga ed ambivalente, per ora – essendo Internet appena nato – lo potremmo chiamare: Vuoto.
La comunicazione virtuale – in qualche modo già avviata dall’appartenenza alle bandiere del quarto livello – nasce con l’invenzione di Internet, come strumento di comunicazione militare (circa 40 anni fa). Tale comunicazione preoccupa gli adulti e risulta molto attraente per i giovani (sono nati quando questo strumento esisteva già), è certamente una comunicazione che – paradossalmente - ha avuto molto successo per le sue connotazioni sessuali e seduttrici, ma rappresenta sicuramente una nuova frontiera che andrà esplorata con attenzione.

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5. Conclusioni

Solo il quarto livello presenta vari problemi interpretativi e quindi di datazione, gli altri sembrano più databili, sempre tenendo in mente che si cerca di fare luce su un meccanismo, un metodo e non tanto su delle opinioni o su dei contenuti.
Le questioni che il testo di Spaltro “Soggettività” sono molteplici, molte dei problemi accennati andrebbero sviluppate in modo sicuramente più approfondito ad es. penso al tema dell’egoismo lungimirante e dell’altruismo.
Definire il gruppo come una struttura di comunicazione significa ridimensionare la questione del potere che fino ad ora è stata centrale nella letteratura dei gruppi; si tratta di riposizionare tale questione come fece Jung a proposito del ruolo che la libido aveva assunto per Freud o come fece la scuola di Francoforte rispetto al peso della struttura economica che gli aveva attribuito Marx.

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6. Note bibliografiche
(fra parentesi l’anno di pubblicazione in originale)

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