Chi sono stato
Le cose che ho imparato

Se per la maggioranza delle cose che scrivo in questa home page chiedo un po' scusa ai lettori per consigli o giudizi che ho dato e ovviamente possono essere parziali, eccessivi o datati, in questo caso invece la situazione si inverte. Queste frasi non sono superficiali come possono sembrare. Penso che alcune non le ho capite bene neppure io anche se mediamente mi hanno richiesto una riflessione superiore ai 10 anni. Ma uno non impara perché pensa (cosa comunque importante), uno impara quando vive. Nel mio caso - in questo caso - è il pensare sulla vita (cioè sugli incontri, sulle relazioni, sulle esperienze) che ti fa imparare delle cose.

PER FARE UN FOSSO CI VOGLIONO DUE SPONDE

E' una delle frasi che mi è più cara. E' il grande insegnamento che mi ha lasciato mio padre. Nell'elaborazione del lutto per la sua scomparsa è stata la chiave per fare un lavoro che penso sia stato adeguato. Mio padre usava questa espressione quando voleva insegnarmi qualcosa e per esemplificarla mi parlava del suo rapporto con la campagna; anche con la natura è necessario pensare ad una relazione dove tu agisci in funzione di come agisce lei (la natura); molto tempo dopo ho scoperto che G. Bateson ha usato negli stessi contesti (cioè nel rapporto con la natura) questa espressione: questa è "L'ecologia della mente"! Bella storia.
Questa frase è la struttura che precede la comunicazione e il sistema delle relazioni cioè il senso della nostra esistenza. Noi infatti non potremmo esistere senza le interdipendenze né in senso biologico né in senso culturale e umano.
Dopo diversi anni di approfondimento ho scoperto che questa frase ne presuppone un'altra:
non esiste la spontaneità!

Noi non siamo mai spontanei (almeno inteso letteralmente), siamo sempre condizionati ed interdipendenti da persone, da avvenimenti, da sentimenti. Quindi la vera ed unica alternativa è: o sei condizionato in modo inconsapevole (e spesso ingenuamente noi chiamiamo questa cosa "spontaneità") o sei consapevole dei tuoi condizionamenti. Ecco, io credo fortemente in questa seconda alternativa, anche se all'inizio può sembrare più faticosa. Negli ultimi 10 anni questo è il fulcro della mia ricerca e delle cose che posso comunicare (insegnare, comunicare, ascoltare). E' difficile, è relativo: per fare un fosso ci vogliono due sponde. Mi sono ritirato da molte sfide, da molte proposte. Ho sfidato, ho lottato, ho progettato, ho creduto, ho fatto una mia carriera, in una metafora (quella del poker): "sono andato a vedere" . Ad un certo punto ho deciso di fare dei passi indietro. in molti mi hanno chiesto perché, il più delle volte non ho risposto, ma la risposta vera, la mia risposta, sarebbe stata: per fare un fosso ci vogliono due sponde, e.. io ho deciso di impegnarmi sulla sponda che dipende da me.

CAZZI TUOI!

Anche questa è un'espressione difficile (anche se l'ho sentita citare spesso in modo improprio). La ritengo il fulcro della pedagogia attiva ed è al centro della cultura dell'ascolto nel rapporto educativo. E' il senso della relazione educativa. Molte domande vengono fatte anche se chi le fa ha già la risposta o può arrivarci da solo. La nostra tentazione è quella di rispondere; in questo modo riaffermiamo il nostro potere relazionale, la nostra superiorità, il nostro essere bastardi (e vagabondi) e rinunciamo alla nostra funzione educativa. La risposta "Cazzi tuoi" invece riposiziona sia chi fa la domanda che chi da la risposta. L'uso appropriato di questa espressione richiede una buona padronanza della distinzione pragmatica fra "contenuto" e "relazione". Ogni comunicazione infatti veicola contemporaneamente queste due facce della stessa medaglia. Se nella domanda la richiesta prevalente è il contenuto (cosa rara ma può capitare), la risposta "cazzi tuoi" ha il significato: ci puoi arrivare da solo a capire e se vuoi ti do alcuni elementi aggiuntivi, ma è importante che tu faccia uno sforzo autonomo. Quando invece nella domanda c'è insito un aspetto prevalentemente relazionale, allora bisogna fare più attenzione, perché la risposta "cazzi tuoi" può significare: stai sbagliando il modo di porti, stai usando una scorciatoia (o in senso seduttivo o in senso antagonista), mi stai mostrando la giugulare perché non vuoi crescere, o perché non vuoi negoziare, etc. In ogni caso è chiaro che quando l'educatore usa questa espressione si rimette in gioco e fa un salto nell'attenzione dell'ascolto.

LA COMUNICAZIONE PRODUCE SEMPRE SCORIE

Anche una buona comunicazione produce scorie. Il perché non è chiaro; ho letto di uno studio dove si dimostrava che nella relazione (anche lavorativa) si raggiunge una certa saturazione dopo sette anni (si, si la famosa crisi del settimo anno). E queste ogni tanto vanno smaltite. Il modo migliore di smaltire le scorie nella quotidianità è un uso adeguato dell'umorismo e dell'autoironia, nei tempi medio lunghi invece il modo migliore è un buon conflitto (il buon conflitto è quello che porta alla negoziazione, cioè ad un tavolo negoziale dove sia tu che il tuo interlocutore siete convinti di poter guadagnare reciprocamente) che brucia le scorie. Altri possibili modi sono le assenze temporanee e la ristrutturazione del problema. Ma qui si va sul tecnico col rischio di produrre scorie. Le altri frasi che ho capito ora sforzati a capirle tu perché io non ho più posto per descriverle (l'allusione ironica al teorema di Fermat è evidente).

SE TI INDICANO LA LUNA TU NON FISSARE LA PUNTA DEL DITO

SE ILLUMINI QUALCOSA AUTOMATICAMENTE NE NASCONDI UN'ALTRA

NON FARE COME L'UBRIACO CHE HA PERSO LA CHIAVE DI CASA SOTTO LA PORTA E INVECE LA CERCA SOTTO AL LAMPIONE DOVE C'E' LA LUCE


E' L'ABITO CHE FA IL MONACO E NON VICEVERSA
E DI CONSEGUENZA E' NATO PRIMA L'UOVO E NON LA GALLINA

Recentemente ho letto che uno scienziato (un biologo) che si occupa di teoria del caos ha scritto :
"La gallina è il modo più intelligente che l'uovo ha trovato per riprodurre se stesso".

C'E' UN ARMADIO DENTRO DI NOI CHE OGNI TANTO VA SISTEMATO

IL FILO D'ERBA TI DICE TUTTO QUELLO CHE C'E' DA SAPERE
BASTA ASCOLTARLO