Chi sono
Lavoro e Skills

 

COSA DIRE DEL MIO LAVORO?
Il lavoro è frutto della capacità negoziale, si trova lavoro quando si sa negoziare fra le proprie risorse interne e le opportunità esterne .

UNA BATTUTA ESILARANTE


Mia madre, fino a quando è vissuta, mi ha chiesto in continuazione che lavoro faccio; mi sono impegnato varie volte a cercare di spiegarglielo; gli ho parlato della consulenza, della formazione, della progettazione; ma poi mi chiedeva: ma chi ti paga?
E io dicevo: chi mi chiede di lavorare, a volte delle cooperative, altre volte degli enti locali, altre volte Istituzioni o centri di ricerca etc.
Poi mi chiedeva: ma come fanno a sapere che tu sei in grado di fare quello di cui loro hanno bisogno? E io rispondevo: evidentemente mi conoscono, hanno letto qualcosa che ho scritto, oppure hanno sentito parlare di me, etc. Appena avevo finito queste difficili spiegazioni, lei mi diceva teneramente: “Flavio, perché non ti trovi un lavoro ?”
.Alcuni anni prima che ci lasciasse mi chiese in gran segreto di parlarmi e disse: io forse ho capito più o meno che lavoro fai, ma cosa devo rispondere quando le mie amiche mi chiedono che lavoro fai ?Io mi misi a ridere e sorrido, commosso, ancora oggi quando ci penso; credo sia stata una delle battute più esilaranti che abbia mai sentito, pur partendo da un sentimento semplice ed innocente.

IL MIO LAVORO COME LA TAZZA DI THE


Una tazza di theIl mio lavoro consiste in gran parte nel pensare al percorso che è possibile fare fra una situazione data ed una situazione auspicata o desiderata. Questo è un po’ il senso della progettazione, ma in fondo anche della formazione e, a suo tempo, anche della politica.
Quindi è un lavoro che ha a che fare con la comunicazione e col cambiamento; il segreto credo consista nel non essere molto ansiosi, nel senso che non è necessario sapere tutto all’inizio, certo un minimo di previsione bisogna saperla fare, ma cominciando a fare le cose, le indicazioni, le suggestioni arrivano. La teoria del caos afferma che i sistemi si auto-organizzano e questo è sempre un po’ vero, naturalmente bisogna sapere cogliere i segnali, bisogna sapere ascoltare, bisogna essere un po’ vuoti dentro; mi faccio aiutare da una storia Zen:
“Un famoso professore universitario americano si recò in Oriente per studiare lo ZEN e chiese un appuntamento con un “maestro”; questo lo accolse a casa propria e nel dargli il benvenuto, gli offrì del the. Cominciò a vere la bevanda nella tazza e continuò anche quando questa era piena. Il professore imbarazzato fece notare che la tazza era piena e il the stava uscendo.
Il maestro Zen rispose “Vedete, voi volete sapere da me cosa è lo Zen, ma perché la tazza possa contenere il the deve essere vuota, così per capire lo Zen, prima è necessario fargli posto; e lo congedò.”

Un problema sempliceIL MIO E’ UN PROBLEMA SEMPLICE

Quando inizio a fare un’attività come una lezione in aula o uno stage, cerco di non preoccuparmi tanto di quello che devo fare o dire, ma di quello che devo imparare; prima di fare qualsiasi cosa mi fermo e mi apparto per qualche minuto e mi concentro su questa cosa: “Cosa posso imparare da questa situazione? Cosa posso portarmi a casa da questa esperienza ”. E trovo questo esercizio molto utile, quei due o tre minuti che perdo all’inizio mi fanno poi guadagnare tutta la giornata!
Fra l’altro nel tempo ho cominciato a fare questo esercizio con tutto, non solo cosa posso imparare dai miei studenti, ma anche dai miei colleghi, dai miei figli, ho imparato a farlo anche col mio cane, quando lo porto a fare una passeggiata mi chiedo cosa possa imparare da lui.

SOLDI E LAVORO

Soldi e lavoroQuando avevo pochi anni trovai per strada una moneta; euforico ed orgoglioso, la portai da mio padre; lui mi disse: “buttala via; i soldi facili, quelli vinti al gioco, quelli regalati, non servono a nulla, non hanno nessun valore; valgono solo i soldi guadagnati col lavoro”. Ci rimasi malissimo, conservai gelosamente la monetina trovata, pensando che prima o poi avrei capito il ragionamento di mio padre, e un giorno mi sono accorto di averla persa. Allora capii.

SKILLS OVVERO LE ABILITA’
Le abilità si imparano.

LA PRIMA ABILITA’ CHE HO IMPARATO: LA RESILIENZA

Soldi e lavoroEra il primo ottobre del 1968, avevo sedici anni, dopo aver frequentato il ginnasio a Bologna, mi trasferii in prima liceo a Forlì. Il primo giorno di scuola ovviamente molto emozionato. La prima ora entra la professoressa di italiano e latino, un’anziana signora; guarda fra le sue carte e poi chiede: C’è qualcuno di voi che si chiama Flavio Montanari?
Mi alzai in piedi arrossendo: sono io. La prof.ssa più o meno continuò così :
“Bene Montanari, voglio essere chiara con te, come lo sono sempre. Io penso che ognuno debba stare al suo posto. Se non sbaglio tu sei figlio di contadini, ed è la prima volta che al nostro prestigioso Liceo si iscrive uno che è figlio di contadini; questa è una vergogna, ovviamente non ne hai colpa tu; è la conseguenza di questi tempi che ci porteranno alla rovina; ma rimane comunque una provocazione che non può essere accettata. Pertanto sappi che io non solo ti boccerò, ma farò di tutto per farti buttare fuori da questa scuola”.
Mi vennero i brividi, gli occhi si gonfiarono di lacrime, ma non piansi. Per tre giorni non riuscii a parlare con nessuno e piansi quasi ininterrottamente.
Cercai di studiare molto quell’anno, ma fui bocciato. Non lasciai però la scuola; anche se nei colloqui con i genitori l’invito ad abbandonare la scuola fu fatto da più insegnanti.
Fu un anno molto difficile. Fortunatamente l’aria del’ 68 arrivò anche a Forlì e l’anno successivo decisi di non giocare più in difesa, ma di andare all’attacco; cominciai ad organizzare volantinaggi, scioperi, assemblee e occupazioni; da allora, pur non avendo quasi più tempo di studiare, fui sempre promosso; non solo, i professori prima di prendere qualsiasi decisione relativa alla vita del liceo, mi consultarono sempre.

Soldi e lavoroLA SECONDA ABILITA’: ENERGIA E BELLEZZA

Sembra paradossale, ma la seconda grande abilità che ho appreso è dovuta sempre a quel periodo, sempre al liceo classico di Forlì, sempre da una vecchia professoressa: quella di greco.
Entrava in aula con un’aria dimessa, sembrava già stanca; ma poi ci guardava negli occhi, accennava ad un sorriso e poi cominciava a parlare di Saffo, di Eschilo, della letteratura greca, creava una magia che ci ipnotizzava, diceva delle cose bellissime, via via che le lezioni andavano avanti ci rapiva nei suoi ragionamenti, eravamo tutti incantati da lei; ci ha parlato – come non lo ha più fatto nessuno - di amore, di amicizia, dei valori umani, del grande pensiero greco. In ogni sua lezione (pur non usando assolutamente enfasi, anzi parole soffuse e dimesse) l’aula si riempiva di emozioni; emozioni che rimbalzavano nei nostri sguardi, sulle nostre pelli.
Avremmo pagato il biglietto per assistere alle sue lezioni; era lo spettacolo della bellezza.
Eravamo una trentina, fummo cos’ì influenzati da questa prof. che scegliemmo tutti facoltà universitarie che in qualche modo avevano a che fare con i suoi insegnamenti.
Nella formazione ci vuole energia; tutto il resto rischia di essere parole vuote.

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LE ABILITA’ CHE CONSIGLIO

IMITARE, AGGIUSTARSI, ALLENARSI, SOSTARE NELL’ESITAZIONE

Ho messo via un po’ di consigli
dicono è più facile
li ho messi via perché a sbagliare
sono bravissimo da me.
(da “Ho messo via” di L. Ligabue)

Non volendo dare consigli userò parole di altri; non sono però spiegazioni, semmai suggestioni;
confido nel fatto che chi legge queste pagine non ha bisogno di spiegazioni: è già in grado di capire il valore di queste abilità.

IMITARE
La maggior parte della gente è altra gente. Le loro idee sono opinioni altrui, la loro vita un'imitazione, le loro passioni una citazione.
(Oscar Wilde)

AGGIUSTARSI
Anche il sole entra nelle pozzanghere, ma non ne è contaminato.
(Santa Caterina)

ALLENARSI
C'è una fonte della giovinezza: è nella tua mente, nei tuoi talenti, nella creatività che porti nella vita. Quando impari ad attingere a questa sorgente, avrai davvero sconfitto l'età.
(Sophia Loren)

SOSTARE NELL’ESITAZIONE
Accadono cose nella vita che sono come domande. Passano minuti o anni e poi la vita risponde.
(A. Baricco)

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INFINE L’ABILITA’ PIU’ IMPORTANTE: SAPERE RICONOSCERE IPROPRI ERRORI

SÉ PROFESSIONALE E PROFESSIONALITÀ
OVVERO L’IMPORTANZA DELL’ERRORE

(una lezione)

Creatività è permettersi di fare degli sbagli. Arte è sapere quali di questi sono da tenere.
(Henri Adams)

Il Sé professionale attiene alla struttura di personalità ed è una rappresentazione che l’individuo ha di sé. Ha quindi delle ricadute in tutte le attività dell’individuo, non solo in quelle lavorative, come ad esempio nelle relazioni a due, nei gruppi, con gli amici, con i colleghi di lavoro etc. La costruzione del Sé professionale ci impegna per tutta la vita.
La professionalità invece fa riferimento ai comportamenti che vengono esibiti all’interno dei luoghi di lavoro e inevitabilmente fanno riferimento anche al Sé professionale. Ci possiamo rappresentare il Sé professionale come quattro scalini che salgono:
1) il primo scalino rappresenta la nostra tranquillità nell’affrontare un compito cercando di contenere o limitare le ansie che farebbero scattare meccanismi di fuga o di difesa, in gran parte inconsci;
2) il secondo rappresenta la nostra flessibilità nell’affrontare un compito; nel momento in cui vi è un aumento di richieste dobbiamo essere in grado di potenziare le nostre risorse senza ricorrere a lamentele, a pettegolezzi o proiezioni che rendono noi più rigidi e l’esecuzione del compito più difficile;
3) se l’aumento di richieste è effettivamente esorbitante (cioè sproporzionato rispetto alle risorse, o soggettive o in campo) allora va negoziato con chi di dovere (e non con tutti o a caso) o una diminuzione di richieste o un aumento di risorse, evitando di immaginare che vi siano complotti o un particolare accanimento (la maggior parte delle volte mancano adeguate informazioni);
4) infine il quarto gradino, raggiungibile solo se sono stati percorsi i primi tre, è dato dalla capacità di saper vedere i propri errori, abilità che si ottiene riducendo le proprie insicurezze, costruendo una comunicazione trasparente e liberandosi dalle tentazioni di fuga o di difesa; questi atteggiamenti, essendo proiettivi, infatti fanno perdere il dato di realtà e impediscono di vedere gli errori.

Una volta “scalata la montagna”, arrivati cioè al crinale, rappresentato dall’essersi messi in una situazione di equilibrio tale da saper vedere i propri errori, vi sono altri quattro gradini, in discesa, che permettono la costruzione di una buona professionalità:
1) quando ci si inserisce in un ambiente lavorativo ciascuno deve attivare le proprie risorse, solo teoricamente (e soprattutto in alcuni casi) il lavoro consiste nel mettere in pratica le nozioni ricevute nella formazione; anche in questo caso vanno evitati eccessi di ansie e quindi di proiezioni;
2) nella quotidianità del “fare” è inevitabile compiere errori o rendersi conto di insufficienze; occorre quindi riconoscere tali mancanze e ricorrere alle teorie, ai modelli e alle tecniche (o anche ad esperti, supervisori, colleghi più anziani etc.) per comprendere i nostri errori o le nostre insufficienze;
3) il ricorso a modelli scientifici ci permette di capire la natura dell’errore o dell’insufficienza e quindi ci fornisce indicazioni per modificare il nostro comportamento;
4) in questo modo cresce la nostra professionalità e le nuove esperienze saranno professionalmente più valide; in caso contrario non vi è crescita professionale, ma solo un susseguirsi di un fare che sarà sempre uguale a se stesso.

il Sé professionale

1. Un compito, un lavoro va affrontato con equilibrio e con la consapevolezza di saperlo fare.
2. Se vi è un aumento di richieste (da parte dell’ambiente o del contesto lavorativo) è necessario potenziare le risorse.
3. Se questo equilibrio non è concesso occorre saper negoziare o una diminuzione di richieste o un aumento di risorse.
4. Ciò che va evitato sono gli atteggiamenti di fuga o di difesa; in questo modo infatti si perde il dato di realtà e si avviano atteggiamenti proiettivi che non permettono di vedere gli errori.

LA PROFESSIONALITA'

1. Quando ci si mette a lavorare ognuno attiva le proprie risorse; solo teoricamente nel lavoro pratico si attuano le nozioni imparate in aula.
2. In realtà nel “fare” si compiono errori o ci si rende conto di essere insufficienti; a quel punto è necessario, per interpretare errori e insufficienze, ricorrere alla teoria; grazie a questa sapremo poi correggere il nostro modo di lavorare.
3. La teoria ci permette di capire dove abbiamo sbagliato e quindi di modificare il nostro comportamento.
4. In questo modo cresce la nostra professionalità e le nuove esperienze saranno professionalmente più valide; in caso contrario non vi è crescita professionale, ma solo un susseguirsi di un fare che sarà sempre uguale a se stesso.

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