Pubblicazioni

Copertina frontale Dal branco al gruppoIndice e presentazione del libro

Dal branco al gruppo - Manuale di giochi per la formazione di gruppi
di Flavio Montanari e Silvia Montanari
Ed. La Meridiana, Molfetta (BA) - Disponibile da AGOSTO 2008

Recensioni e articoli
26-09-2008 - Edizioni La Meridiana - Recensioni
Cambiamo la scuola scegliendo la semplicità (DOC)
13-10-2008 - La Voce di Romagna Forlì e Cesena
Imparare a giocare per imparare a conoscere e costruire il mondo (PDF)
"Dal Branco al gruppo" un libro ed un laboratorio non solo per chi insegna
di Umberto Pasqui
24-11-2008 - L'informatore
«Non siate amici, siate gruppo»
(PDF)
Il pedagogista Flavio Montanari parla a duecento studenti di Caramuel e Casale:
«La logica del branco porta a fare cose che individualmente nessuno di voi farebbe»

di Bruno Ansani

Indice
Introduzione: era una notte buia e tempestosa
Un libro sul gruppo
Un libro sui giochi
Un libro sul progetto LARA


INDICE

PREFAZIONE di Enzo Spaltro

INTRODUZIONE: ERA UNA NOTTE BUIA E TEMPESTOSA…

IL GIOCO TRA NATURA E CULTURA
1.1 Introduzione al gioco
1.2 L’importanza dei giochi nella vita del singolo
1.3 Gioco e società
1.4 Gioco e modernizzazione

UNA SQUADRA DI CALCIO CHIAMATA “LARA”

1. Da dove viene questa squadra
2. Perché una nuova squadra
3. La storia della nostra squadra
3.1 il modello di gioco cui ci ispiriamo.
3.2 come fluidificare il gioco.
3-3 il segreto del nostro allenamento.
3.4 come fare squadra.
3.5 la società calcistica.
4. L’allenamento teorico: i saperi caldi e i saperi freddi
5. L’allenamento sul campo: laboratorio e gioco
6. Gli schemi del nostro allenamento: abilità, relazioni e gruppo
7. La telecronaca della partita: le 4 fasi dello stage
1° fase: studiare i giocatori in campo
2° fase: la disposizione in campo
3° fase: è ora di fare gol!
4° fase: gestire il vantaggio.
8. Il campionato: il rapporto fra stimoli e difese
9. La classifica: i tre livelli di consapevolezza
10. I nostri punti critici
11. I nostri punti di forza
12. Guardiamo al futuro
12.1 Il nostro vivaio: la scuola conduttori
12.2 La nostra squadra giovanile: l’associazione conduttori
12.3 La coppa Italia: Laradolescere/nazionale
12.4 La coppa dei campioni: Lara/Università e la collaborazione con varie Università

BIBLIOGRAFIA GIOCHI
BIBLIOGRAFIA GRUPPI
BIBLIOGRAFIA LARA

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Cover pic totale

FASE 1 - PRESENTAZIONE E RISCALDAMENTO

PREMESSA
La sindrome dei ragazzi della via Paal

1. L’albero: com’è il nostro gruppo
2. Inversione
3. Sirene
4. Io sono, gli altri mi vedono
5. Puzzle\Tangram
6. La nuova carta d’identità: il sacchetto
7. Un saluto per trovarsi
8. Io mi presento io mi chiamo
9. Fotografie
10. Semplicemente Zen, Zen semplicemente

FASE 2 - LA DIREZIONE: COS’È IL GRUPPO?

PREMESSA
Sciogliamo le bande, costruiamo gruppi

11. Numeri
12. Il baule
13. Psicomotricità: i girasoli
14. Sei cappelli
15. Il villaggio turistico
16. Alce rossa
17. Scalpo
18. Sedie
19. 16 cose
20. Deserto

FASE 3 - I PROBLEMI: CONFLITTO, NEGOZIAZIONE, CREATIVITÀ E COMUNICAZIONE

PREMESSA
I continenti più aridi sono quelli che non hanno vulcani

21. Dilemma del prigioniero
22. Sbarco a Seguno
23. Test di Turing
24. Abra, Calabra, Palabra
25. Bafa bafa
26. Diamo un nome alla nostra cooperativa\ brainstorming
27. Cappelli
28. Testamento
29. Righe e colonne
30. Paradossi: il marziano

FASE 4 - BACK HOME

PREMESSA
I porcospini di Schopenhauer

31. Cosa mi porto a casa
32. Il dono
33. I tre maestri
34. Il racconto caotico
35. Come racconto
36. Lettera al mio corpo
37. Esprimere emozioni
38. Il patto sui comportamenti
39. Il bazar delle abilità
40. Back stage

FASE 5 - NON C’E’ GRUPPO SENZA FUTURO, NON C’E’ FUTURO SENZA GRUPPO

PREMESSA
Gli spicchi della comunicazione

41. Dag
42. Alfabetizzazione emozioni
43. Stars Power
44. Diamo un consiglio
45. Manutenzione delle relazioni- gli indicatori di benessere
46. Sé professionale \ professionalità
47. Le cinque culture
48. Sociogramma
49. Finestra di Johary
50. Archetipi junghiani


Cover A
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INTRODUZIONE: ERA UNA NOTTE BUIA E TEMPESTOSA

“Lara quella notte non riusciva a dormire; stringeva il suo piccolo al seno, era raffreddato, la caverna che avevano scelto per bivaccare era piccola e umida, gocce d’acqua scendevano da tutte le parti. Era da due giorni che il fuoco si era spento e non si riusciva a riaccenderlo, i bastoncini erano umidi e anche sfregandoli molto non si riusciva a fare in modo che la scintilla della pietra focaia li accendesse; inoltre da alcuni giorni mancava completamente il cibo perché il gruppo dei cacciatori/raccoglitori non era riuscito a catturare alcuna preda.
C’era qualcosa che non andava…
Lara pensava a ciò che era successo qualche giorno prima quando la loro tribù aveva sfidato una comunità vicina al gioco del cocco più in alto. Questo gioco, che piaceva molto a tutti i giovani, consisteva nel deporre il maggior numero di noci di cocco il più in alto possibile sugli alberi vicini. Il gruppo di Lara, pur avendo scelto dieci ragazzi molto più forti degli altri, tornarono sconfitti alle loro caverne.
La spiegazione di questa sconfitta era relativamente semplice: la comunità rivale aveva costituito la squadra inserendo anche ragazze, basandosi non solo sulla forza fisica ma scegliendo alcuni partecipanti con caratteristiche e abilità molto diverse; alcuni di questi, infatti, erano esili ma veloci, altri, pur non sapendo arrampicarsi sui grandi alberi, facevano da barriera per difendere le noci di cocco già raccolte, altri ancora, furbi e scaltri, erano in grado di predisporre trabocchetti per gli avversari.
Insomma, invece di presentarsi con una squadra omogenea e forte, avevano organizzato un gruppo con abilità molto diverse tra di loro: in questo modo erano riusciti a vincere il premio tanto ambito.
Lara stava pensando che forse per riuscire a sopravvivere avrebbero dovuto ristrutturare i propri gruppi: quelli che si occupavano del fuoco, il gruppo degli esploratori che favoriva gli spostamenti più opportuni e il gruppo dei cacciatori/raccoglitori.
Forse era proprio questa suddivisione omogenea che non andava: d’ora in avanti i gruppi sarebbero stati costituiti da persone diverse tra di loro, che, mettendo a disposizione le loro differenti caratteristiche, avrebbero maggiormente garantito la sopravvivenza della loro comunità.
Era nato il gruppo come lo intendiamo noi oggi, ovvero come struttura di comunicazione in cui il punto di forza è il riconoscimento della diversità.
“Dopo avere scoperto il gruppo – pensò LARA sospirando – dovrò inventare lo sport per ritualizzare il gruppo…ma questa è un’altra preistoria!”


Cover B
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UN LIBRO SUL GRUPPO
Il gruppo nasce come un’esigenza e/o un’emergenza per risolvere alcuni problemi pratici: il viaggio (la colonizzazione della terra), la gestione del fuoco, la squadra dei cacciatori/raccoglitori. Gli ominidi precedenti affrontavano queste emergenze costituendo gruppi in base ad omogeneità (simpatie, medesime abilità etc.), cioè dualità, coppia, famiglia etc.; l’innovazione del sapiens sapiens è stata il costruire gruppi fondati sulle diversità; un gruppo di dieci cacciatori/raccoglitori era più forte se in esso vi erano dieci abilità diverse, perché potenzialmente poteva mirare a dieci target/prede diversi, mentre prima si aveva un’abilità moltiplicata per dieci che permetteva la superiorità rispetto ad un unico target/preda.
È molto probabile che alla filogenesi della stirpe umana e alla connessa nascita del gruppo per il sapiens sapiens corrisponda un’ontogenesi dell’individuo, ovvero l’individuo ad un certo punto della sua vita può passare da una comunicazione duale o di coppia ad una comunicazione plurale o di gruppo.
Ricordiamo che nel diciannovesimo secolo fu proposta da Ernst Haeckel la teoria della ricapitolazione (per altro molto discussa): “tutte e due le serie dell’evoluzione organica, l’ontogenesi dell’individuo e la filogenesi della stirpe a cui esso appartiene, stanno fra loro nel più intimo rapporto causale. La storia del germe è un riassunto della storia della stirpe, o, con altre parole, l’ontogenesi è una ricapitolazione della filogenesi.”
Il gruppo come struttura di comunicazione implica che il gruppo non può nascere spontaneamente, può essere solo frutto di una consapevolezza: se il gruppo non è spontaneo significa che nasce ad un certo punto della storia (filogenesi); il gruppo quindi non è naturale bensì culturale. Si impone a questo punto la domanda: “quando nasce il gruppo?”.
Noi sappiamo che in natura non esistono gruppi ma branchi, organizzazioni, bande, famiglie. Il gruppo è solo una struttura culturale, un modo di comunicare consapevole tramite punti di forza e punti di debolezza; nel gruppo bisogna lasciare in ombra le simpatie e le antipatie, cioè gli automatismi.


Cover C
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UN LIBRO SUI GIOCHI
Così come il gruppo segna un passaggio tra natura e cultura, altrettanto si può dire del gioco che nasce in natura e diventa cultura: il cucciolo di leone giocando acquisisce abilità indispensabili per la sua sopravvivenza, così il gioco per l’uomo è un’interfaccia indispensabile per passare dalla coppia al gruppo, ovvero dalla comunicazione duale a quella plurale.
Molti dei giochi presentati in questo testo ripropongono l’ambivalenza tra natura e cultura. L’utilizzo dei giochi per la formazione è sicuramente molto efficace, ma essi vanno usati con una certa cautela, come ci ricorda il prof. E. Spaltro:
“Vogliamo chiudere con un avvertimento: negli ultimi anni l’interesse per i giochi psicologici è in netto aumento e non solo da parte degli operatori psicosociali. Si assiste spesso a fenomeni in cui l’uso di questi giochi viene retrocesso ad attività di salotto o sono promossi esageratamente a risolutori di problemi di formazione. Il rischio che gli operatori corrono nell’usare queste metodologie è quello di non inserirle in una logica che ne definisca i limiti accanto alle possibilità (peraltro notevoli). Bisogna tenere presente che i giochi devono fare parte di un piano metodologico e devono essere usati come servomeccanismi, indicatori utili all’accelerazione del processo di apprendimento e non viceversa a bloccare il gruppo sull’indicatore privilegiato. Essi sono strumenti, messi a disposizione, dal trainer il quale si trova ad avere un alto e pericoloso potere in quanto deve sapere che un esercizio non è valido in assoluto ma deve essere programmato sulla base degli stimoli che può esprimere ed avere la consapevolezza degli obiettivi che vuole realizzare coerentemente con il resto del programma di formazione e coerentemente con il bisogno del momento.”

Cover D
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UN LIBRO SUL PROGETTO LARA
Da questo paradigma del gruppo e da questo posizionamento del gioco nasce fenomenologicamente un nuovo progetto che appunto si chiama LARA e che viene presentato in questo testo.
Il LARA è un nuovo gruppo in azione.
Il LARA, infatti, pur ispirandosi al t-group e ad altri gruppi già conosciuti (focus group, brainstorming, gruppo di lavoro, team building, ost etc.) è diventato un nuovo gruppo, orientato naturalmente alla formazione e non alla terapia.
Pur nascendo con l’obiettivo di trasformare la classe in gruppo, il LARA può essere utilizzato per fare gruppo in qualsiasi altro contesto (in collegi di docenti, nelle squadre sportive, nelle associazioni, nel campo aziendale, nei servizi sociali, etc.).