| I progetti più belli Cos'é per me la progettazione C'è qualcosa nella progettazione che richiama degli istinti primordiali (parlo di me): prima la fantasticheria, cioè l'immaginare un oggetto o una situazione o un ambiente o dei rapporti come proiettati nel futuro, come realtà che si possono sviluppare coniugando le tue proiezioni fantasmagoriche e alcuni dati di realtà.
E' il sogno di Star Trek (a ciascuno i suoi eroi cioè sempre meglio partire curiosi che tornare soddisfatti!) che parte però dalla quotidianità. La mia vita, i miei successi, le mie delusioni sono tutti e sempre legati a dei progetti; sì, lo dico proprio in senso esistenziale, etico ed estetico. Personalmente mi sento molto legato alla natura e non amo distanziarmi molto dagli animali o dalle piante, ma se dovessi dire una cosa (forse l'unica) che mi distingue dalle altre forme di vita questa è proprio la "progettazione" pensata, voluta. E' superfluo aggiungere che io mi occupo di una "piccola" progettazione (quella sociale) ma la facoltà di progettare è una "struttura che precede"; prima troviamo il fuoco, il cibo, la domesticazione di piante ed animali, la lingua, l'urbanistica e la città, l'opera d'arte, la musica etc. Pertanto alla domanda "Chi sono stato ?" la risposta più affidabile è "I progetti che ho fatto". Ora il discorso si fa difficile perché io mi sento di aver progettato viaggi, rapporti, innamoramenti, amicizie, ma anche abbandoni, dipendenze, tradimenti. Mi piacerebbe parlare di queste cose o forse piacerebbe ad altri. Qui mi limito ai miei piccoli progetti di tecnologia sociale, quelli cioè che sono vicino alla mia professione ma che spesso sono altrettanto poetici, utopici e in cui ho lasciato sicuramente un po' del mio cuore e del mio sangue. Anche in questo caso devo ripetere una cosa che spesso faccio fatica a spiegare a chi mi rivolge delle domande: io sono stato fortunato, non so perché. Sono figlio di contadini, non ho mai avuto nulla e ancora oggi non ho nulla, ma sono sempre stato fortunato: ho incontrato sempre persone stupende, ho potuto studiare e ancora oggi posso studiare liberamente ciò che mi piace, ho potuto viaggiare spesso senza soldi a mio piacimento, e così anche nel lavoro ho potuto lavorare sempre su cose che mi attiravano, che mi piacevano, ho potuto fare sempre progetti adeguati alle mie aspirazioni, alcuni piccoli e alcuni grandiosi, e quando spiego queste cose mi si chiede "come mai? come hai fatto?". Ora qui - per la prima volta - vorrei tentare una risposta. La prima risposta è chiara (e in fondo l'ho sempre data): è il caso (sinonimo per me di opportunità ) e il vincolo (cioè la necessità)! E' l'affidabilità rispetto a queste due variabili che ti posiziona nel posto giusto al momento giusto per avere opportunità di progettazione. La seconda risposta è identica ma formulata diversamente ed è la relazione che lega, in un conflitto eterno, la Regola di Confucio e il Mutamento del Tao. La Regola di Confucio consiste nel fare convivere lo "JUNZI" cioè l'uomo che vale in quanto apprende, il "REN" cioè il senso dell'umanità che deve essere costruito nelle relazioni che ti capitano, e il "LI" cioè lo spirito rituale, il rendere liturgico ciò che riteniamo importante. Sui "I Ching" - cioè sui mutamenti - del Tao mi limito alla frase più bella che l'umanità ha progettato: "Solcare il mare all'insaputa del cielo". Ecco, la progettazione nasce dal vivere questo conflitto. Questo conflitto fra la regola e il cambiamento nei 5.000 anni di storia della Cina è un conflitto epocale con fazioni contrapposte, ma è anche un conflitto - ed è in questo senso che qui lo cito - interno, che sta dentro di te. Non so se è risolvibile, so che bisogna viverlo e soffrirlo e goderne. |
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