I progetti più belli
Progetti che si sono persi

I progetti a volte si perdono, cioè non si trasformano nella realtà, rimangono appesi ad un mondo irreale, forse non dovrebbero neppure chiamarsi progetti. Perché alcuni progetti si perdono? Solitamente diamo la colpa ai nemici, alle cause avverse, alla burocrazia o alla politica, a qualcosa di esterno che non ti capisce. Sarebbe naturalmente più corretto attribuirsi la paternità anche della sconfitta. Per questo cito 4 progetti realizzati e 4 progetti "persi" o non realizzati (+ 1 in via di realizzazione). Il fatto che io veda bene il contributo che ho dato ai progetti attuati mentre non riesco a vedere chiaramente gli errori nei progetti non attuati è una questione intricata che per ora lasciamo in sospeso. Come si può quindi parlare di progetti non-progetti? Beh, raccontiamole come storie di vita.

IBM e Informagiovani
Correva l'anno 1978. Facevo l'assessore a Forlì alle politiche giovanili; un gran bel progetto, andammo in Belgio e in Francia a vedere e studiare gli Informagiovani, preparai un progetto e lo presentai in giunta: me lo bocciarono, era molto innovativo e costava un po' di soldi. Mi si disse, a mò di provocazione, di ripresentarlo a costi zero. Mi rimboccai le maniche, contattai l'IBM, andai a Roma diverse volte, riuscii a convincere lo staff dell'IBM con un nuovo progetto. Andai dopo un anno in Giunta con aria trionfale: avevo l'Informagiovani a costo zero! Erano un po' increduli, se ne discusse diverse volte, convocarono i direttivi dei partiti e alla fine me lo bocciarono con la motivazione che un Comune di sinistra non può prendere i soldi da una multinazionale americana e imperialista (era il 1979!). Sic! Non potevo crederci! Mi arrabbiai, minacciai le dimissioni, ricorsi al mio partito (PSI), nulla da fare. La decisione fu quella di sottoporre la proposta alla prossima scadenza elettorale (1980); feci in gran parte la campagna elettorale su questo tema, funzionò, ebbi un buon successo. Dovetti riformulare per la terza volta il progetto e finalmente nel 1983 inaugurammo l'Informagiovani, il secondo in Italia, dopo quello di Torino. Avevo sperato di riuscire a fare il primo. Pazienza. Ma era un gran bel servizio.

Il progetto LUNA
era un progetto internazionale sugli adolescenti che si doveva sviluppare lungo vari anni. Consisteva nel fare ricerche sulle tradizioni nei vecchi mestieri (contadini, pescatori, etc.) e su antiche usanze in cui si attribuivano funzioni particolari alla Luna. Bisognava fare ricerche durante il periodo scolastico (in letteratura, in scienze naturali etc.), poi gemellarsi con classi di altri paesi e progettare insieme degli stage estivi nelle campagne o in villaggi di pescatori e trovare tradizioni orali o iconografiche o musicali o altro che riconducessero al ruolo o ai poteri attribuiti alla Luna. Le serate attorno ai falò dovevano poi essere i momenti suggestivi delle rielaborazioni. Il progetto era affascinante, purtroppo ho perso la documentazione scritta. Lo presentai (ero anche assessore agli scambi internazionali), avrei trovato sicuramente dei finanziamenti, ma fu clamorosamente bocciato dalla commissione consiliare competente. Chissà, prima o poi spero di poterci lavorare ancora, mi piace troppo.

Il progetto Arlecchino
è invece un progetto più recente, siamo nel 2000. Era un progetto sulla diversità come risorsa, presentato alla Comunità Europea insieme ad altri 5 partner europei. Fu molto bella la progettazione, mesi e mesi di lavoro. L'ufficio della Comunità dopo molti mesi ci scrisse facendoci i complimenti, ma non poteva essere finanziato.

Le feste a tema
A dire il vero questo non è un progetto vero e proprio, diciamo che è un ricordo. Abitavo in Via Dall'Aste provvisoriamente, un palazzo al centro di Forlì che doveva essere completamente ristrutturato e in attesa che tutti gli inquilini lo lasciassero, andai ad abitarci. Doveva essere per pochi mesi, alla fine ci rimasi per quasi tre anni. Un palazzo tutto mio con una bellissima terrazza. E lì cominciammo a progettare delle feste a tema: la festa gialla, la festa viola, il party pianto, la cena giapponese, l'ultima cena etc. Ne realizzammo 5 o 6. Fu una delle esperienze più divertenti ed esilaranti. Era un periodo un po' travagliato per me, un periodo di transizione molto radicale. Solo un paio di ricordi: la cena giapponese col prof. Spaltro, un vero e proprio mattatore! E il party pianto dove riuscimmo a piangere a coppie e a piccoli gruppi per tutta la sera, poi verso le 5 del mattino tentammo il grande pianto collettivo e mentre introducevo il tema di come eravamo tutti sfigati e bastardi dentro per richiamare questo Pathos esistenziale scoppiammo tutti a ridere in una risata isterica che durò quasi un'ora!!! Peccato! Fino a quel momento era andato tutto bene!