Chi sono stato
Qualche bel libro

 

Nulla ha influito su di me più dei libri.
Perché? Capisco la contraddizione; da una parte sostengo che il gruppo, il campo vitale, "L'èlan vitale" sono i veri motori della curiosità, ma poi se rifletto su di me sento e vedo quanto hanno influito i libri; più della musica, più dei film, più di molto maestri, più o almeno quanto molte esperienze.
Leggevo su un Blog: “I testi che cambiano la vita si possano dividere in due categorie.
a) quelli che forniscono i nomi a cose che già si pensavano, quelli che aiutano a riconoscere una struttura che già si possedeva;
b) quelli che stravolgono alcune idee, che obbligano a pensare in modo differente”.
Il nostro anonimo blogghista, forse senza saperlo, riprende il tema centrale di “Change" (di P. Watzlawick, J. H . Weakland, R. Fisch - Ed. Astrolabio, Roma, 1974) a proposito di Cambiamento 1 (un importante ma semplice assestamento) e Cambiamento 2 (una crisi vera e propria che ti fa cambiare non solo un rapporto o un’idea, ma anche tutto ciò che è intorno, in modo assolutamente radicale).

Ma quali libri?

Io ho scoperto i libri relativamente tardi.
E' a partire dal Liceo che comincio a leggere libri di filosofia, mi appassionano le letture di Marx, Lukacs, Marcuse, Feuerbach, Rosa Luxemburg, Panzieri.
Poi i libri di storia. Le storie delle classi sociali, le storie delle economie, la storia dell'umanità dal punto di vista del sesso di Foucault.
Feci il tema della maturità su Marcuse “L’uomo a una dimensione”.
Gradualmente mi accorsi ad esempio che molti citavano Marx o Gramsci ma non l'avevano mai letto se non in termini di frasi fatte o piccoli riassunti.
Naturalmente decisi di fare Filosofia e programmai gli esami di filosofia tutti sul marxismo e quelli di storia sulla storia del movimento operaio.
Se fino ai 15 anni ho investito tutti i miei piccoli risparmi in francobolli, dopo ho cominciato a spenderli tutti nei libri. E ancora oggi acquisto molto più libri di quanto riesca a leggerne.
Dal '68 ho poi letto molta quotidianità: giornali, riviste, bollettini fino al '93.
E' il lungo periodo del mio impegno politico caratterizzato molto dallo scrivere e dal leggere.
Nel '93 decisi di lasciare la politica e dissi: per 10 anni non mi volterò più indietro.
E ancora oggi sono fedele a questo impegno.
Ho quindi avuto molto più tempo di leggere libri veri e propri; infatti non ho più letto giornali o riviste; i romanzi o la narrativa d'altra parte non mi hanno mai interessato più di tanto.
poli di interesse
Oggi i miei poli di interesse nella lettura sono tre:

1) scienze sociali con una grande passione sui gruppi, sulla comunicazione e sull'animazione;
2) oriente: tao e zen con splafonamenti sulle religioni e sull'antropologia;
3) caos e complessità con tanti libri sulle scienze naturali: origine dell'uomo e origine della vita.

Mi limito a citarne due (difficile) per ogni categoria:

A) Nelle scienze sociali ho attinto molto dalla scuola di Palo Alto; due classici:
• "Pragmatica della comunicazione umana" di P. Watzlawick, J. H: Beavin, Don D. Jackoson - ed. Astrolabio, Roma, 1971.
• "Change" di P. Watzlawick, J. H . Weakland, R. Fisch - Ed. Astrolabio, Roma, 1974.

B) Vorrei citare molti libri di Suzuki e Watts ma poi cito:
• F. Capra "Il Tao della fisica" ed. Adelphi Mi, 1990 (1975);
• Alan W. Watts "La via dello Zen" ed. Feltrinelli, Mi. 1960 (1957);

C) Qui è ancora più difficile limitarsi a due libri, proviamo con tre:
• M. M. Waldrop "Complessità" ed. Instar libri To 1986, per inquadrare il problema;
• A. Gandolfi "Formicai, imperi, cervelli: introduzione alla scienza della complessità" ed. Bollati Boringhieri, To, 1999; per applicarlo alla formazione;
• Sturt Kauffman “A casa nell’universo” ed. Editori Riuniti, Roma 2001. Finalmente un testo di uno dei fondatori del Santa Fè Institut; un libro stupendo ma un po’ difficile, ma qui si va in profondità.
Come non citare Bateson (Verso un’ecologia della mente", ed. Adelphi, 1993; "Mente e Natura" idem) o "La rete della vita" sempre di F. Capra o i libri di Jung o i Ching (ed. Adelphi).
Altri libri di cui mi sono innamorato sono i romanzi di Kafka che lessi tutti in un'estate.
Una delle mie citazioni preferite è tratta da "Il Piccolo Principe " di Saint Exupery.
Sui gruppi un libro che consiglio a tutti di rileggere è: "I ragazzi della Via Paal".

Pragmatica della comunicazione umana
Il piccolo principe
I ragazzi di via Paal
A casa nell'universo

Il mio amore per i libri è innegabile ma questa frase mi ha fatto pensare molto:

"Non bisogna mai esaurire un argomento al punto che al lettore non resti più nulla da fare.
Non si tratta di far leggere, ma di far pensare"
(Montesquieu, 1748).

Tratta dal libro "Complessità" di Morris Mitchell Waldrop ed. Instar libri To, 1986

Negli ultimi tempi il mio interesse è andato a curiosare sull’origine, in termini di evoluzione, del gruppo umano.
Ho trovato stupendi i libri di J. Diamond, li ho letti tutti (quelli in italiano) e li consiglio:
Il primo è DIAMOND J., 1998 - L’evoluzione della sessualità umana. Sansoni. Firenze, esaurito e poi ripubblicato in: DIAMOND J., 2006 - Perché il sesso e divertente? BUR Rizzoli, Milano. Il terzo scimpanzé

Il secondo pubblicato (il primo che ho letto) è:
“Il terzo scimpanzé. Ascesa e caduta del primate homo sapiens”
di Diamond Jared

E’ il libro del nostro autore che mi è piaciuto di più,
a mio avviso va assolutamente letto:

“L'uomo è diverso da tutti gli altri animali, grazie soprattutto al controllo sulla natura che si esprime e si riflette nelle forme più peculiari della nostra civiltà. A ciò sono però anche associati aspetti oscuri: guerre, genocidi, distruzioni delle risorse. L'uomo comunque è anche un semplice primate, un terzo genere che condivide con le altre due specie di scimpanzé più del 98 per cento del corredo genetico. Diamond parte da questo fatto per costruire un ritratto inedito dell'umanità. Si scopre così che il linguaggio, l'arte, l'agricoltura, i comportamenti sessuali, persino la propensione alla violenza e al genocidio hanno antecedenti diretti in altre specie, passati in noi attraverso le leggi dell'evoluzione.”

Armi acciaio e malattie

Poi iniziano i libri che hanno avuto un grande successo:
“Armi, acciaio, malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni”
(J.Diamond, Einaudi 2006; in realtà edizione riveduta e corretta).

Infine l’ultimo:
Collasso - come le società scelgono di morire o vivere (J.Diamond, Einaudi 2005)

Collasso“Il fascino dei testi di Diamond sta nella sua capacità di giocare a livello di struttura retorica il rapporto tra conoscenza del presente e conoscenza del passato, nell'intreccio che sa dare alle vicende ricostruite, alla convocazione della sua soggettività e di quella dei ricercatori alle cui ricerche egli si rifà, nella costruzione di modelli di spiegazione efficaci, nella usabilità delle conoscenze da lui costruite.”


Continuerò ad interrogarmi e a leggere libri su come nasce il gruppo umano,
spero di trovare prima o poi dei compagni di viaggio.

Mi accorgo comunque di non dare l'idea che vorrei dare,
vorrei quindi citare due libri che hanno ristrutturato il mio pensiero:

Lo Zen e l'arte della manutenzione della biciclettaUn romanzo che mi ha colpito è
"Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta"
di R. Pirsig. Ed. Adelphi, 1974

«Il Buddha, il Divino, dimora nel circuito di un calcolatore o negli ingranaggi del cambio di una moto con lo stesso agio che in cima a una montagna o nei petali di un fiore».

Questo pensiero è la minuscola leva che servirà a sollevare altre domande subito incombenti: da che cosa nasce la tecnologia, perché provoca odio, perché è illusorio sfuggirle?
Lo Zen e il tiro con l'arcoChe cos'è la Qualità?
Perché non possiamo vivere senza di essa?

 

Lo zen e il tiro con l'arco
di Herrigel Eugen, Adelphi 1975

“Solo rinunciando alle distorsioni dell'Ego ed ai filtri che assorbiamo inconsciamente dall'ambiente, potremmo arrivare a colpire il bersaglio dell’eccellenza. Il successo è un processo che si compone di molte movenze: consapevolezza, pazienza, concentrazione, equilibrio interiore, duro esercizio. Ma c’è qualcosa che trascende l’abilità tecnica: la capacità di accordare il nostro spirito, all’armonia della natura delle cose che ci circondano. Essere un tutt’uno con esse è la chiave della vittoria e della felicità. La scheggia di divino che è dentro di noi, deve diventare la vera guida del nostro essere. Ma non si matura da soli. Per questo dobbiamo ascoltare la voce dei maestri. Solo la presenza di un Saggio può liberarci dalle catene dell’IO e farci risvegliare a nuova vita.”

Un professore tedesco di filosofia, Eugen Herrigel, vuole essere introdotto allo Zen e gli viene consigliato di imparare una delle arti in cui lo Zen da secoli si applica: il tiro con l'arco. Comincia così un emozionante tirocinio, nel corso del quale Herrigel si troverà felicemente costretto a capovolgere le sue idee - e soprattutto il suo modo di vivere. All'inizio con grande pena e sconcerto: dovrà infatti riconoscere prima di tutto che i suoi gesti sono sbagliati, poi che sono sbagliate le sue intenzioni, infine che proprio le cose su cui fa affidamento sono i più grandi ostacoli: la volontà, la chiara distinzione fra mezzo e fine, il desiderio di riuscire. Ma il tocco sapiente del Maestro aiuterà Herrigel a scrollarsi tutto di dosso, a restare 'vuoto' per accogliere, quasi senza accorgersene, l'unico gesto giusto, che fa centro - quello di cui gli arcieri Zen dicono: "Un colpo - una vita". In un tale colpo, arco, freccia, bersaglio e Io si intrecciano in modo che non è possibile separarli: la freccia scoccata mette in gioco tutta la vita dell'arciere e il bersaglio da colpire è l'arciere stesso.